Chiudere bottega, strangolati dalle tasse? Neanche per sogno, meglio rifiutarsi di pagare le imposte: «In un sistema fiscale come quello dell’euro, evadere le tasse è un dovere patriottico». Parola di Paolo Barnard, giornalista convertitosi alla sovranità monetaria come unica via d’uscita dall’euro-tunnel della crisi. «Non possiamo distruggere il nostro futuro per un sistema fiscale criminale». La notizia però è un’altra: sono gli applausi fragorosi dei 180 spettatori radunatisi a Cantù, cuore della Lombardia produttiva. Sindaci, associazioni, organizzazioni politiche, cittadini e imprenditori. E’ il 14 aprile 2013, data a suo modo storica: «Potreste diventare il primo Comune Me-Mmt d’Italia». Il sindaco, l’indipendente Claudio Bizzozero, approva: la piccola Cantù, meno di 40.000 abitanti, in provincia di Como, è pronta a “fare qualcosa” per ribellarsi concretamente alla “dittatura del rigore” che mette alle corde gli enti locali e getta nella disperazione famiglie e imprese.
E’ andato ben oltre i convenevoli, il sindaco Bizzozero, annota Massimiliamo Sparacino sul sito “MeMmt” dedicato alla Modern Money Theory promossa
da Warren Mosler: il primo cittadino di Cantù ha impiegato poco a sintonizzarsi con Barnard. «Un imprenditore – racconta il sindaco – è venuto a confessarmi che, per non chiudere, è costretto a fare un po’ di nero, sennò rischia la chiusura». Bel problema: «Sono cresciuto con l’insegnamento che le tasse vanno sempre pagate», premette Bizzozero. «Ma, come scrissi ai miei cittadini – aggiunge – se queste sono troppe e devono portare alla chiusura delle imprese lasciando sul lastrico intere famiglie, allora non solo comprendo chi fa il nero, ma lo giustifico anche». Il sindaco parla chiaro: «Quello di Monti è stato il peggior governo che l’Italia abbia mai avuto. I vostri discorsi – dice, rivolto a Barnard – cominciano a fare breccia nel cuore della gente. Dovete considerare Cantù una città-ponte per le vostre idee».
«L’inizio di una rivoluzione monetaria potrebbe partire da qui, da Cantù», sostiene Sparacino, attivista MeMmt e, nell’occasione, reporter del felice incontro tra Barnard e i lombardi. Micidiale, come al solito, l’efficacia con cui l’ex inviato di “Report” illustra ai presenti l’aberrazione dell’Eurozona, introdotta in Italia da «quel signore cicciotto, con gli occhiali e l’accento bolognese», secondo cui l’euro sarebbe stato una specie di paradiso terrestre. La bonomia di Prodi e l’agghiacciante trappola di Bruxelles. Prima, ai tempi della moneta sovrana, succedeva questo: lo Stato, cioè “il Re”, disponeva in modo teoricamente illimitato del denaro necessario per pagare stipendi, costruire opere pubbliche, aprire servizi. Ora, invece? Deve ricorrere alle banche, le sole che possono accedere alla nuova moneta tramite il suo unico padrone, la Bce. Con lo Stato, aggiunge Barnard, oggi le banche si comportando come con qualsiasi azienda o famiglia. «Ti servono
50.000 euro per piazzare quei lampioni? Ok, ma coi debiti come sei messo? Situazione patrimoniale? Solvibilità?».
E’ credito vincolato e condizionato. Nonché carissimo: «Devi restituire tutto, e con gli interessi. Ed ecco le tasse inique dell’Eurozona». Prima, in regime di moneta sovrana, «le tasse non sono mai servite per finanziare i servizi e la spesa pubblica, ma solo per regolare l’economia e darle respiro». Essendo il monopolista della sua moneta, che bisogno aveva lo Stato dei soldi dei cittadini? Ora invece quei soldi servono, eccome: proprio perché lo Stato non è più in grado di emetterlo, il denaro, a costo zero. E qui comincia la tragedia dell’austerity: tagli, spending review, credito “difficile” e oneroso, crollo della fiducia nel sistema, fuga degli investimenti, fine dei posti di lavoro e agonia degli enti locali. Tutto chiaro? Assolutamente: «Tra mettere in ginocchio i miei cittadini e sforare gli obblighi del pareggio di bilancio comunale non ho dubbi», annuncia il sindaco di Cantù: «Siamo pronti a violare la seconda opzione».
Bizzozero, sindaco anti-leghista della capitale lombarda dei mobilifici artigianali, sa che siamo all’inizio della catastrofe: «I dati Istat già illustrano la situazione del paese, ma non ne abbiamo ancora una percezione corretta: è molto peggio di quanto sembri». Invitato in televisione a “La vita in diretta”, ha irritato i conduttori giustificando gli imprenditori con l’acqua alla gola, costretti a “fare un po’ di nero” per non chiudere. Bizzozero sa benissimo da che parte stare: «Quando è comparso Monti, ho detto subito: non mi piace, e non condivido quasi niente di tutto quello che ha fatto nella sua vita». Con alle spalle vent’anni di diritto commerciale e contrattualistica, il sindaco di Cantù si è occupato di cooperazione internazionale in particolare con l’America Latina, «il continente che più di ogni altro ha subito l’applicazione autoritaria delle ricette di “aggiustamento strutturale”, imposte dogmaticamente con i diktat del Fmi e della Banca Mondiale a quei paesi che necessitavano di un aiuto». Paesi costretti ad accettare quelle condizioni capestro, e a rinunciare alla loro sovranità,
applicando le stesse misure di Monti. «Risultato per l’America Latina: devastante. Sono gli indicatori economici che lo dicono, oltre a quelli sociali».
Convinto europeista «per educazione, per cultura», formatosi leggendo Altiero Spinelli, Bizzozero si dichiara «tutt’altro che un convinto eurista». E’ la storia, dice, che ce lo insegna: prima si fanno le unioni politiche, poi si pensa alla moneta. «Prima bisogna mettere insieme le teste delle persone, fare cultura europea, poi costruire la federazione politica europea, e infine si può pensare all’economia». Invece, «in Europa è stato fatto l’esatto contrario, ed è stato privatizzato tutto: e questo ha comportato una sostanziale svendita della nostra sovranità, messa in mano a dei privati. Perché l’Europa è tutto, fuorché una struttura pubblica». La sovranità non esiste più, dice il sindaco, intendendo «la sovranità popolare, oltre a quella nazionale». Che può farci, un sindaco? Prima di tutto, informazione e propagazione di base delle idee sovraniste, per il ritorno della democrazia in Italia: «Siamo molto interessati a fare in modo che queste questioni diventino molto popolari – anche a livello di bar, non di accademia, perché poi le accademie creano i loro dogmi, nessuno le tocca più e noi ne subiamo le conseguenze».
Il Fiscal Compact “affondato” in Italia da una rivolta dal basso promossa dai Comuni col sostegno dei cittadini? Giornate come quella di Cantù, ipotizza Massimiliamo Sparacino, potrebbero segnare l’inizio della fine dell’“economicidio” che è stato inflitto all’Italia. Da una parte un combattente come Barnard, che trasuda «rabbia etica per i crimini a cui assistiamo inermi» e, al tempo stesso, «estrema umanità per le tragedie che ne scaturiscono», affiancato dal lavoro di un giovane staff basato sul volontariato «che va avanti ad oltranza, senza fondi, con pazienza e nel silenzio dei media». E dall’altra, l’incontro «con il coraggio di un sindaco che si dice pronto a dare inizio a una rivoluzione storica della nostra economia». Lo ha ammesso lo stesso primo cittadino: «Siete i benvenuti, vi stavamo aspettando».
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