Francia, la sinistra anti-austerity chiede a gran voce la «Sesta Repubblica»
In Italia non ha rappresentanza in Parlamento e prova a riorganizzarsi dal basso con iniziative come quella del Forum per una nuova finanza pubblica e sociale che si mobiliterà nei territori con lo slogan «Rifiuta il debito, socializza il credito!» il 16, 17 e 18 maggio. In Francia, invece, la sinistra anti-austerity riesce ad organizzare grosse manifestazioni e ha una voce attraverso alcuni partiti.
È successo ad esempio domenica 5 maggio, nella capitale Parigi. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza, singolarmente o legate al mondo associativo, sindacale e politico, con due parole d’ordine chiare: no all’austerity e allo strapotere della finanza che ha sotto scacco l’Europa ed il mondo, e sì ad una svolta netta nella linea politica d’oltralpe. Si parla esplicitamente di «Sesta Repubblica», un nuovo ciclo che renda la nazione più sociale e più giusta.
A marciare da Bastille a Nation c’era il Front de Gauche, ovvero la sinistra radicale francese (Partito Comunista, Parti de Gauche) guidata dal candidato alle ultime presidenziali Jean-Luc Mélenchon, c’erano i trotzkijsti del Nuovo Partito Anticapitalista (NPA), c’era una buona fetta della CGT, c’erano anche, essendo tra le richieste del corteo anche una riconversione dell’economia sostenibile dall’ambiente, militanti ecologisti. Ed infatti cominciano a comparire segni di spaccatura nel partito EELV (Europe Ecologie – Les Verts), alleato del Partito Socialista e sostenitore di Hollande, e che fa parte della maggioranza del governo di Jean-Marc Ayrault, all’interno del quale ha anche due ministri. Molti tra i verdi hanno forti mal di pancia a stare fianco a fianco ad un François Hollande che rispetto alle politica economica non ha mostrato segni di discontinuità rispetto ai gaullisti e a Nicolas Sarkozy.
La delusione nei confronti della speranza di cambiamento che molti vedevano proprio in Hollande è cocente, e si fa sentire. La politica improntata sulla retorica del “debito”, l’imposizione del Fiscal Compact e le scelte dettate dalla Banca Centrale Europea e dalle lobby finanziarie non sono state messe in discussione dal Presidente della Repubblica eletto la scorsa primavera.
«Ho creduto che avremmo finalmente avuto finalmente una politica di sinistra», titola Libération, su posizioni vicine ai socialisti, citando un manifestante pentitosi di aver dato fiducia a Hollande. Leggendo i racconti, molti sono i manifestanti con in mano una scopa, chiedendo di spazzar via le solite politiche neoliberiste. La folla chiede una svolta sui temi del lavoro, dell’immigrazione, della distribuzione delle ricchezze. Si parla anche di diritti civili, ma si accusa il governo della rosa nel pugno di aver utilizzato la sacrosanta questione del mariage pour tous per monopolizzare i media interi mesi, tacendo sulla politica economica.
Se Libération stima i partecipanti in 50.000, di 180.000 persone e di «scomessa vinta» parla L’Humanité, storico foglio del Partito Comunista Francese, tra i promotori della manifestazione. Nelle voci raccolte tra i manifestanti si parla di economia che sia al servizio degli esseri umani, di rinconversione verde, di socialità. Pour le capital c’est l’évasion fiscale, pour les ouvriers c’est l’austérité! è stata una delle rime più gettonate nel corteo.
Il Nouveau Parti Anticapitaliste, che ha partecipato in massa all’appello, è tuttavia su posizioniu critiche rispetto al “tribuno” Mélenchon, rimasto praticamente quasi l’unico nei media a rappresentare chi è a sinistra di Hollande. Besancenot e soci parlano della necessità che i movimenti sociali continuino a mobilitarsi, per mutare i rapporti di forza nel Paese e in Europa, dalla parte delle classi popolari. Si evocano le lotte contro i licenziamenti appoggiati anche dal governo, un rafforzamento dei servizi pubblici per tutti ed anche l’opposizione a grandi opere inutili e dannose per il territorio ed i cittadini, come l’aeroporto di Nôtre-Dame-des-landes (di cui su First Line Press abbiamo già parlato), ribattezzato “Ayraultport” sfruttando l’assonanza col nome del Primo Ministro francese Jean-Marc Ayrault. L’11 maggio è prevista una manifestazione nazionale contro questa infrastruttura.
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