Letta ci dica la verità sui conti dello Stato
di Fabio Luppino
Risultava a tutti che non ci fossero i soldi, che non si potessero farei i miracoli. Che ora Enrico Letta lo dica quasi con un tono di sfida è un po' la cifra dell'inconsistenza. Di eccessivo realismo da uomini del miracolo questo Paese sta morendo. Più della metà dell'Italia guarda a questo governo con disillusione e sconforto. Un intreccio politico perverso da cui ogni giorno vengono fuori crepe.
Si sapeva già, ma si è suonata la grancassa della necessità generale. Così non era così non doveva essere, ma è stato. Allora, Letta a chi parla quando dice che dal consiglio dei ministri di domani non usciranno miracoli? Ai suoi alleati o al Paese? Allora con il Paese si usa il linguaggio della verità e della determinazione. Con gli alleati decida lui, ci interessa ben poco. Guida un governo di cui si osanna da tutte le parti il primato storico, mai c'erano state in Italia così larghe intese. Bene, allora che si veda qualcosa di storico anche nei provvedimenti. Si ferma l'Imu di giugno, si ferma anche sui capannoni. Non c'importa di sapere quale delle due è la priorità politica. Letta ci deve dire qual è la priorità per rimettere in moto o far respirare un Paese in dissesto.
Invece, no. Si sentono le grida del Pdl ogni giorno. Oggi Brunetta ha dato tempo fino ad agosto. Un clima da ricatto permanente per l'evento storico che si dovrebbe celebrare. Letta ricorda che le intercettazioni non erano nel programma, ma il Pdl vuole partire da lì; Zanda capogruppo pd in Senato oggi dichiara ineleggibile Berlusconi, il principale alleato. Siamo ben oltre Frankestein junior, manca solo frau Blucher, ma diamogli tempo. Chi guarda da fuori questo spettacolo nel perdurare dell'inanità dell'azione di governo cosa deve pensare di chi lo dirige? Anche il governo Monti è stato un fatto eccezionale. Ma l'eccezionalità è restata solo nella cornice. Le misure, la contabilità direzionata ad arte sono state quelle di sempre. Nessuno ci ha mai detto la verità sui numeri, su quello che abbiamo rischiato allora e su quello che rischiamo ora. Non vorremmo che anche questo fosse lo storico governo delle ipocrisie. Letta è simpatico. Ma il coach simpatico in breve tempo si trova lo spogliatoio contro. O è capace di scaricare o sarà scaricato. A quel punto sarà buio pesto per lui e per il Pd. Non avrebbe alcun senso, poi, gridare al populismo se chi lo dovrebbe frenare lo alimenta.
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