εὕρηκα

εὕρηκα
HOME PAGE

mercoledì 15 maggio 2013





MONICA PEPE – Sinistra, fa’ la cosa giusta

mpepePubblico il testo del mio intervento al Cantiere della Sinistra organizzato da Sel l’11 maggio a piazza SS. Apostoli.
Cosa vuol dire fare la cosa giusta oggi? Riconoscere i propri sbagli. Tutta l’eredità di quello che è stato uno dei movimenti sociali e partitici più forti della Sinistra in tutto il mondo è stata cancellata. La Sinistra in Italia è morta da tempo, ha vinto il Potere che non ha più avversari. E fare un’alleanza partitica con chi ha fatto a pezzi la cultura di Sinistra nella società e nella testa delle persone è stata una scelta sbagliata, di quelle le cui conseguenze non le paga un gruppo di dirigenti politici, ma le pagano milioni di persone in carne ed ossa con il risultato di politiche fasciste e persecutorie nei confronti delle fasce più deboli, che aumentano vertiginosamente, e di tutti quelli che per una precisa condizione esistenziale non hanno potere contrattuale. Un lavavetri, una malata, un anziano, un lavoratore, un Rom, una bambina, un disabile, una migrante.
Il Potere è un’economia di scala. Siamo tutti un piccolo ingranaggio del Potere che trova in noi i più formidabili riproduttori di quelle stesse spinte persecutorie che muove dall’alto. La Mafia infatti non fa più stragi, ci fa comprare direttamente il pane e lo zucchero nei suoi negozi o andare a mangiare nei suoi ristoranti.
Odi, ripicche, favori, lusinghe, invidie, cinismo. Sono sentimenti umani che da adulti abbiamo l’obbligo morale di trasformare, ma oggi sono il contenuto politico per eccellenza di ogni partito di destra e di sinistra, di ogni luogo collettivo.
Non esiste più il “progetto”. Non esiste più un luogo immaginario e poi fisico attorno al quale le persone possano sedersi insieme ed immaginare la più straordinaria avventura creativa che la storia ci insegna, la scommessa più rischiosa, che è quella di progettare e costruire una società, così come una famiglia.
E in Italia il Reality del mercato e della finanza senza volto si realizza con maggiore crudeltà perchè avviene in un contesto ultrafamilista, dove la parola famiglia è sempre più vuota di senso, di passioni e di originalità.
Non è un caso che il potere in Italia stia uccidendo anche la ricerca universitaria. Il Capitale ci fa desiderare tutto e ci dà tutto e così non facciamo più alcuna ricerca a livello di emozioni, incontri umani e politici perché non abbiamo più le parole e il coraggio per cercare e affrontare la diversità dell’altro. L’insofferenza è sempre alle stelle. La moltiplicazione dell’immagine e degli strumenti di autonarrazione contribuiscono ad un continuo indebolimento della nostra identità, unica condizione per avere una relazione orizzontale con l’altro, e non un nemico o uno a cui soccombere.
E così mentre abbiamo polverizzato tutti gli spazi collettivi intermedi – i centri culturali, i gruppi sportivi, i partiti, i gruppi religiosi – dalla propria famiglia, qualunque essa sia stata, si entra di forza in un’altra famiglia, senza aver capito chi sei e da dove vieni, con le conseguenze che ne derivano per i figli. “Quel che possiamo fare di meglio per la liberazione degli altri è quello che faremo in più per liberare noi stessi” diceva David Cooper nel libro “La morte della famiglia”. Crescere è diventata una esclusiva questione borghese, vuol dire solo fare tanti soldi, ma se invecchi senza avere capito chi sei e perché non ha più importanza sociale.
Se sei nato in condizioni ambientali penalizzanti oggi che il lavoro non c’è più e quando c’è sei sempre sotto ricatto, il tuo ascensore sociale non parte mai e sei la preda preferita della Fabbrica del Potere.
Abbiamo costruito un sistema collettivo di abuso permanente ed esteso in cui gli adulti usano costantemente i minori abusando della loro identità e impedendo loro di crescere. Ieri i bambini lavoravano nelle miniere, oggi nel Reality del Mercato la bambine sono sulle pagine pubblicitarie dei giornali, vestite da donne provocanti. E’ una vergogna, ma ci sembra normale.
Allo stesso modo continuiamo a nutrire le istituzioni totalizzanti di vittime sacrificali, continuiamo a produrre uomini e donne destinati ad andare in carcere in quelle condizioni disumane che sappiamo, uomini che perdono il lavoro e si tolgono la vita, persone che vivono in strada, destinate all’isolamento umano.
Senza produrre sempre nuove e più crudeli condizioni di inferiorità dell’altro non possiamo riaffermare la nostra identità personale e politica di cittadini “normali e liberi”.
Attenzione! alla riproduzione ossessiva della violenza maschile sulle donne che fanno i media. E’ importante denunciare la violenza sulle donne ma dobbiamo affrontare il problema alla radice altrimenti finiamo per incentivarla.
La violenza fa parte dell’umano. E come dice Massimo Recalcati la violenza esplode quando è l’Io a fallire. Non si nasce violenti e violente, psicologicamente e fisicamente, si nasce in precise condizioni ambientali e familiari. La violenza va trasformata, la rabbia va trasformata con l’emancipazione sociale, con una cultura della salute mentale da opporre alla cultura del danno che consideriamo ormai la nostra normalità. Oggi la violenza è aumentata tutta, ma questa violenza di uomini sempre più disperati che uccidono le donne, i figli e anche se stessi ci parla di una fragilità totale delle identità personali di uomini e di donne, aggravata certamente dalla crisi dell’autonomia economica.
Alla asimmetria sessuale e riproduttiva che non abbiamo scelto noi come uomini e donne si risponde con la ricostruzione di una cultura della coppia, per promuovere uno scambio vero, umano e sessuale, dove sia le donne che gli uomini possono godere l’uno dell’utopia dell’altra ed essere consapevoli della loro parzialità. E dovremmo ricordarci che molto più che per un evento biologico l’umanità prosegue inesorabile da millenni sulla formidabile frattura prodotta dalle diversità che non possono essere riassorbite, sul desiderio profondo che irrompe verso ciò che è altro da noi. Forse dovremmo smettere di punire chi sfugge al nostro controllo.
La responsabilità personale delle donne rimane sempre sullo sfondo rispetto a quella maschile, ma non è così. Il rapporto tra madre e figlio è la prima cellula della costruzione della psiche di un individuo e l’origine più imperscrutabile di ogni forma di potere adulto, ma sempre con la corresponsabilità al 50% degli uomini che hanno condiviso con loro un atto sessuale. Per questo paghiamo oggi la mancanza di una cultura della sessualità, della coppia e di una genitorialità dove i ruoli e i doveri vengano mantenuti anche quando le coppie si dividono.
E’ invalsa la tendenza di considerare normale che una donna possa crescere un figlio da solo, e non c’è dubbio che ci sono sempre state donne che hanno svolto egregiamente e in maniera non narcisistica il loro ruolo. Ma come regola i bambini hanno il diritto di sperimentare sin dalla nascita una relazione triangolare ed una pluralità di figure di riferimento. Questa è la maggiore garanzia per far crescere un figlio con una identità personale, sessuale e sociale più autonoma e sana possibile.
Fare questo salto culturale ci permetterebbe, con molti uomini al nostro fianco, di andare dalle Istituzioni a pretendere con rabbia e dignità, servizi pubblici e assistenza, di cui le donne hanno urgentemente bisogno, ma non solo, perché tutti e tutte nella vita prima o dopo abbiamo bisogno di cure, anche se preferiamo non pensarci.
Faccio una richiesta a questo partito e a questo cantiere.
Smettete di usare i Movimenti, non è una questione di apparenze, è una questione storica cominciata con Genova nel 2001, è una questione di rispetto di identità, di desiderio e di pratiche politiche che non possono coincidere, altrimenti la forza di rottura viene annientata.
Negli ultimi anni e nelle ultime elezioni tanti esponenti del mondo delle associazioni, della Società civile, tanti giornalisti sono entrati a far parte delle istituzioni. E’ la prova più evidente che i Partiti tutti hanno fallito. Quindi dobbiamo dircelo, siamo portatori di interessi diversi, e ognuno faccia il suo lavoro senza usare l’altro, soprattutto ognuno deve dire quello che vuole fare e fare quello che dice.
Quindi la cosa giusta è dire la verità con onestà e coraggio e alzare la testa, ognuno con la sua identità e ognuno facendo con senso di responsabilità il suo lavoro.
Anche i movimenti hanno le loro contraddizioni politiche, chi non ne ha oggi, ma i movimenti hanno l’onestà di giocarsela con la loro faccia in spazi occupati illegalmente e di non sottrarre contributi pubblici ai cittadini. E i partiti se la giocano? Oppure i partiti nascono sempre da nuove macerie sicuri di avere le spalle coperte? E soprattutto ma la sentite la responsabilità di dove hanno portano queste nuove macerie?
L’unico Cantiere di Sinistra che io conosca non muore mai, è quello nato con l’umanità, sono le carceri e i Cie, sono le persone che si tolgono la vita per la disperazione, sono i posti di lavoro dove le persone vengono umiliate continuamente, le persone tossicodipendenti, i Campi Rom, le prostitute vittime di tratta, le Periferie dove molti Educatori fanno un lavoro straordinario per dare ai ragazzi disagiati una possibilità di vita.
Il Cantiere della Sinistra esiste già, se vogliamo fare politica l’unica strada è cominciare da lì.
Monica Pepe
(13 maggio 2013)

fonte(http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/05/13/monica-pepe-sinistra-fa%E2%80%99-la-cosa-giusta/)

Nessun commento:

Posta un commento