Opposizione
non pervenuta: non osa denunciare Bruxelles
Scritto il 05/5/13
Ce
lo dice lo spread: per ora, i padroni dell’universo non stringeranno il
cappio. Hanno un piano, diverso da quello di Draghi: permettere al governo
Napolitano-Letta di “resistere” fino all’autunno, cioè alle elezioni tedesche.
Nel frattempo, Enrico “Ponzio Pilato” Letta lavorerà sull’unico punto che trova
il pieno accordo di tutto il Palazzo: varare una legge elettorale il più in
fretta possibile, che sia peggiore del Porcellum. Obiettivo: impedire a
chiunque di insidiare il potere. Tagliando fuori Grillo e, intanto, logorandolo,
ovvero «aiutandolo nel compito non difficile in cui è già impegnato: logorare
se stesso». Giulietto Chiesa è netto: se l’unica risposta alla crisi è a Bruxelles, Grillo deve “prendere l’aereo” e
correre in cerca di alleati, «che ci sono», anziché «limitarsi a controllare i
conti del Palazzo», mentre il sistema-Italia sta per saltare in aria e “nonno
Napolitano” «resta, armi in pugno, a difendere Maastricht e Lisbona, per portare
l’Italia in Grecia (a nuoto)».
«Quando
il nipote di Gianni Letta si insediò a Palazzo Chigi fece due lapsus veramente
significativi», ricorda Chiesa nel video-editoriale di “Megachip” del 2 maggio: «Riferendosi a Napolitano, per ben due
volte, lo chiamò “presidente del Consiglio”». Cosa ci voleva dire? La verità:
«Questo governo è suo, io non c’entro granché». “Ponzio” Letta se ne lava le
mani, prenotando un posto nella storia – ingloriosa – dei governi balneari.
Scenario inevitabile: il suo è un esecutivo «destinato al cerchiobottismo
permanente», condannato a tentare di tenere insieme «un Partito Democratico
“zombie” e unBerlusconi molto
arzillo», e nello stesso tempo «un Berlusconi che
non piace all’Europa e
un’Italia a cui non piace quest’Europa».
Io non c’entro, dice Ponzio Pilato: sarà compito di “zio Gianni” e del
presidente della Repubblica. Allineati su un unico obiettivo: blindare
l’establishment, in attesa di capire se a settembre i tedeschi confermeranno il
rigore della Merkel o apriranno una breccia nell’Europa della catastrofe sociale.
Intanto,
l’Italia sta affondando: per il 2013 si prevede un forte calo del Pil, almeno
dell’1,5% secondo l’Ocse, in aggiunta al 2,2% precedente. La famosa ripresa?
Debolissima: appena uno 0,5%, a partire dal 2014. «Ma sappiamo quanto valgono
queste previsioni: più o meno come quella dei Maya, che ci voleva tutti estinti
nel dicembre dell’anno scorso». Al “guinzaglio” di Bruxelles, con le
limitazioni di bilancio imposte dal Fiscal Compact che aggrava l’impotenza
finanziaria creata dall’Eurozona, Pd e Pdl useranno questa breve finestra solo
per rinforzare la casta con una legge elettorale che metta l’establishment al
riparo: gli italiani devono restare lontanissimi dalle segrete stanze. Ma
persino su questo, aggiunge Giulietto Chiesa, l’opposizione parlamentare formata da Grillo e Vendola
resta in silenzio: se proponesse un ritorno secco al proporzionale, riuscirebbe
almeno a scompaginare lo scenario.
«Siamo
tutti in un limbo pericoloso: più questo governo dura, più scendiamo nel
sottoscala», avverte Giulietto Chiesa. «Ci vorrebbe un’iniziativa europea, ma
Ponzio Pilato non ci pensa neppure». Grillo? «Non mi stancherò mai di
dirglielo: dovrebbe varare un suo governo-ombra», pensando soprattutto
all’altra Europa,
quella che si sta ribellando ai diktat dell’austerity e vede con favore
l’introduzione di una Tobin Tax per tassare le rendite finanziarie. Primo
punto: rinegoziare il debito. Poi: misure di emergenza, per consentire al
governo italiano di lanciare un prestito obbligazionario, «magari ancorato alle
2.400 tonnellate d’oro che abbiamo in cassa», che permetta di restituire alle
imprese i 90 miliardi che lo Stato deve loro. Emergenza lavoro: il governo deve avviare subito un piano di
investimenti pubblici per l’occupazione. Mancano i soldi? Ovvio: è la trappola
dell’Eurozona. Cosa aspetta, Grillo, a chiedere che sia stracciato il Trattato
di Maastricht? Non si esce dal tunnel senza riforma sovranista della Bce, che
trasformi la Banca Centrale Europea in “prestatore di ultima istanza”.
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