Islanda - Scacco matto alle Banche
ed all’Ue
La sentenza definitiva dell'EFTA: Non saranno
gli Islandesi a risarcire gli investitori stranieri
La vittoria dell'Isola che mette in ginocchio l'Ue
di Maria Laura Barbuto
Islanda – Nuovo Scacco alle Banche
Reykjavik - L’Islanda festeggia il suo trionfo “nazionale” dando unanuova "lezione di vita" a tutte le nazioni europee: non dovrà risarcire gli investitori stranieri, britannici ed olandesi, che avevano depositato i propri risparmi in alcuni istituti di credito dell’Isola, falliti miseramente nel 2008. A stabilirlo è la corte dell’EFTA, Associazione Europea del Libero Commercio, con una sentenza in cui viene chiarito che l’Islanda non ha violato le norme europee vigenti nel momento in cui si sono verificati i fatti e che “la direttiva Ue sulla garanzia dei depositi non prevede l’obbligo per un Paese e per le sue autorità di assicurare la compensazione se il sistema stesso di garanzie non è in grado di ottemperare ai propri obblighi in caso di una crisi di sistema”.
Fuori dal tranello bancario
Il 2008 è stato l’anno del tracollo: per l’isola tra i ghiacci è bancarotta, falliscono le banche e crollano la Moneta e la Borsa. La crisi indotta mandò in fumo i conti on-lineIceSave degli investitori stranieri e l’Islanda avrebbe dovuto risarcire loro 3,5 miliardi di euro adottando una politica di sacrifici (austerity) che sarebbe ricaduta sui propri cittadini che, a proprie spese, avrebbero dovuto contribuire al risanamento del debito (vedi approfondimento in allegato).
ll Referendum e la Sentenza
Le famiglie islandesi si pronunciarono attraverso un referendum indetto per l’occasione che si trasformò in un vero e proprio plebiscito: il 93% dei votanti aveva stabilito che sarebbero stati i Governi nazionali a coprire e salvare i conti dei risparmiatori. E così, oggi, l’islanda, grazie alla sentenza dell’EFTA, ha potuto tirare un grande sospiro di sollievo e bacchettare l’Europa delle Banche e della Finanza. Una decisione senza precedenti che, però, diviene importantissima e determinante nel panorama internazionale e dovrebbe costituire un esempio da seguire per i paesi del resto d’Europa, un’ispirazione per il ritorno alla sovranità nazionale e monetaria.
Il Modello Islandese
Il Governo di Reykjavik si è detto pienamente soddisfatto di questo “giudizio definitivo che non può essere oggetto di ricorso”. L’esempio islandese è la dimostrazione che i tranelli bancari e finanziari che si nascondono dietro il termine "crisi" possono essere arginati anche e solo con le proprie forze, basta volerlo. Basta accrescere la consapevolezza dei problemi nell'opinione pubblica e restare uniti, evitandosi di vendersi al miglior offerente come una "prostituta intellettuale". L’Unione Europea sarà costretta a fare un “mea culpa” e a prendere i provvedimenti sperati onde evitare di finire nel mirino di tante altre nazioni, stanche e sfiancate dal dominio incontrastato del dio denaro e dei circuiti all’interno dei quali esso è legge di “vita”. Il Governo delle banche deve essere abbattuto in virtù della sovranità nazionale e monetaria, la stessa che ci spetta di diritto e che ci è stata letteralmente strappata con la scusa di una crisi che, come abbiamo sempre detto, è stata creata ad hoc sulle spalle degli incolpevoli cittadini. Adesso si gioca a carte scoperte…Svegliamoci perché, in questo caso, l’Unione (europea) non fa la forza.
Maria Laura Barbuto (Copyright © 2013 Qui Europa)
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