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giovedì 23 gennaio 2014

F.M.I. IL MERCATO DEL LAVORO TROPPO RIGIDO E COSTOSO, IPOTESI PATRIMONIALE

Fmi, ipotesi patrimoniale per l’Italia

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Per l'istituto americano si possono rimodulare esenzioni Iva, spese mediche e interessi sui mutui per 61,2 miliardi. Cioè il 6,4% del Pil.
fondo-monetario-internazionaleIl Fondo monetario internazionale ha dato un altro colpo alla stabilità dell’esecutivo: secondo le sue stime quest’anno l’Italia crescerà soltanto dello 0,6 per cento. Un dato lontano anni luce dall’1 per cento di Pil in più inserito a settembre nell’aggiornamento al Def (qui l’articolo). Ma a Palazzo Chigi, più delle ipotesi dell’organismo di Washington – di stanza nel Belpaese fino all’anno scorso, quando eravamo sotto procedura d’infrazione – lascia interdetti l’ultimo rapporto sulla fiscalità italiana.
Quello presentato 24 ore prima, con il quale si chiede di rivedere gli incentivi, di ritoccare gli estimi catastali, di aumentare le aliquote sui redditi più alti, ventilando l’idea di una patrimoniale.
Tecnicamente quello del Fmi è un “working paper”, un’ipotesi di lavoro. Ma piove su Roma mentre la maggioranza si sta spaccando in Senato sulla delega fiscale.
Così a Palazzo Chigi già s’intravedono le prime pressioni dagli organismi internazionali per riformare un sistema fiscale – la sola pressione sulle imprese è pari al 65,8 per cento dei profitti – oppressivo tanto da colpire i soggetti più dinamici.
MERCATO DEL LAVORO TROPPO RIGIDO E COSTOSO. All’estero il ragionamento che si fa sull’Italia è semplice: il Paese è bloccato da un mercato del lavoro con regole troppo restrittive e un sistema fiscale, che premia le rendite e non avvantaggia chi investe nell’innovazione.
Proprio per questo il team del Fmi guidato da Justin Tyson mette nel mirino soprattutto le detrazioni fiscali. Come evidenziato nel 2010 da una commissione guidata dall’ex sottosegretario Vieri Ceriani sono quegli sconti che ammontano a 160 miliardi di euro e che per i tecnici di Washington, oltre a essere elevati, «creano distorsioni e sono usate per obiettivi politici».
Non a caso nel report si legge: «I passi che potrebbero essere considerati dal governo italiano per migliorare il sistema dovrebbero includere la «revisione regolare e sistematica di tutte le detrazioni, come accade per le normali spese del governo». A ben guardare in questo mare magnum ci sono le detrazioni alle famiglie come i finanziamenti a fondo perduto alle imprese. Per la cronaca, ha calcolato il Fmi, circa 83 miliardi sono le agevolazioni a valere su Irpef, 33 miliardi quelle legate alle aziende mentre per l’Iva si arriva a circa 40 miliardi. Eppure, a differenza di quanto evidenziato dalla commissione Ceriani (per lui si potevano tagliare non più di 6 o 7 miliardi di euro) i tecnici americani dicono che si possono rimodulare esenzioni Iva, spese mediche e interessi sui mutui per 61,2 miliardi. Cioè il 6,4 per cento del Pil.
LE CLAUSOLE DI SCADENZA. L’obiettivo è trasformare questi soldi in benzina per lo sviluppo. Non a caso il Fondo suggerisce al legislatore italiano anche di introdurre «clausole di scadenza» per le detrazioni che vanno a beneficio di gruppi o categorie. Anche perché «ogni estensione delle esistenti detrazioni, o l’introduzione di nuove, dovrebbe essere possibile solo nell’ambito del processo annuale di budget».
Da Washington si guarda anche a un’ulteriore stretta sui redditi da capitale. Anche il leader del Pd Matteo Renzi chiede di alzare l’aliquota oggi intorno al 20 per cento su Bot e azioni per recuperare le risorse necessarie per abbassare il cuneo fisco. Da completare poi anche la riforma degli estimi catastali, anch’essa prevista nella delega fiscale.
PATRIMONIALE PER ABBATTERE IL DEBITO. Farà discutere poi la possibilità di rafforzare la tassazione della ricchezza in Italia. Scrive Tyson nel report: «Ciò potrebbe rafforzare la solidarietà sociale spiegano al Fondo e condividere in modo più equo l’onere di consolidamento fiscale». Difficile credere che a Washington non sappiano che per i prossimi tre anni i titolari di pensioni 14 volte sopra il minimo pagheranno un contributo straordinario del 6 per cento, che sale al 12 per cento per gli assegni 20 volte il minimo, fino ad arrivare a un’aliquota ulteriore del 18 per cento per chi incassa oltre 193mila euro. Allora quello del Fondo monetario finisce per apparire come un invito a introdurre un patrimoniale per abbattere il debito.

http://www.economiaweb.it/fmi-ipotesi-patrimoniale-per-litalia/

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