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domenica 27 ottobre 2013

BENZINA, LA SPECULAZIONE SULLA GUERRA IN SIRIA

Petrolio alle stelle

Petrolio alle stelle e prezzo della benzina in forte aumento verso nuovi recordo: chiamatelo pure ‘effetto Siria‘ anche se in realtà si tratta solo di una scusa di facciata che nasconde strategie ben precise delle aziende di produzione e distribuzione. Mentre i venti di guerra spirano sempre più forti sul Medio Oriente e gli Stati Uniti stanno per lanciarsi nell’ennesima crociata per la pace e la giustizia (e i soldi), pare fin da subito chiaro che saranno i contribuenti a pagare il conto salato del conflitto in Siria. Europa in testa e Italia in prima fila.




La Siria produce petrolio ma non è questo il motivo principale del rincaro del barile. Il Paese dilaniato dalla guerra civile non è infatti uno dei principali produttori (nel 2013 ha viaggiato al ritmo di 150mila barili di petrolio al giorno, mentre Iraq e Iran ne sfornano oltre 3 milioni ciascuno, secondo i dati della Energy Information Administration), anche se il suo sottosuolo ricco di giacimenti di gas naturale ne fanno comunque una potenza dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico. Se l’aumento dei prezzi non è dovuto direttamente alla ridotta estrazione, la motivazione addotta dagli analisti è l’incertezza nell’era del Medio Oriente, ovvero quella dei grandi produttori di petrolio. L’effetto domino rende timorosi gli altri Paesi arabi che alzano il prezzo e influenzano i mercati.
Come detto, però, si tratta di una giustificazione che regge poco quando si parla di prezzo alla pompa. Il greggio scambiato in queste ore di rialzi non è, infatti, quello che troviamo oggi al distributore ma quello che arriverà al consumatore tra duo o tre mesi. Perché allora i prezzi al dettaglio aumentano se questa è ancora benzina acquistata dai distributori a un prezzo precedente e più basso? Si chiama speculazione e guarda caso arriva proprio alla vigilia dell’ultimo grande contro-esodo dell’estate 2013. Il tutto in un periodo di vacanze dominato dalla polemica per l’assenza dei cartelloni elettronici con i prezzi in autostrada e da prezzi al litro ritoccati verso l’altro nelle aree strategiche. Un centesimo qui e uno lì già stiamo pagando da tempo l’effetto Siria.
L’Unione Petrolifera ha ribattuto che i prezzi dei carburanti nel mese di agosto si sono adeguati solo in parte alla crescita delle quotazioni internazionali, con un bilancio complessivamente positivo per i consumatori a conferma di un comportamento di cautela e responsabilità delle compagnie petrolifere. Intanto però il Brent (il greggio europeo) ha superato i 117 dollari il massimo da sei mesi e con un +2,6% rispetto al giorno precedente. Stesso discorso per le quotazioni Platts della benzina che stanno subendo rialzi indiscriminati: in una giornata oltre 17 euro ogni mille litri per la benzina e oltre 12 euro per il diesel. Il record dei 1,920 euro al litro dello scorso anno è lontano ma le prospettive non sono rosee. Secondo un rapporto di Societe Generale il Brent potrebbe infatti toccare quota 150 dollari al barile nel caso di estensione del conflitto siriano ad altri Paesi. Un record assoluto rispetto al picco di 147,50 dollari del luglio 2008.



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