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mercoledì 19 giugno 2013

Le riparazioni tedesche e il debito italiano



Negli anni 20 del secolo scorso la Germania democratica di Weimar fu affamata dalle potenze occidentali che pretendevano il pagamento di colossali riparazioni di guerra.
Il sistema politico di quel paese, fondato sulle larghe intese tra socialdemocrazia e centrodestra democratico, cercò di barcamenarsi un po’ pagando il debito e un po’ cercando di dilazionarlo. La crisi economica degli anni trenta travolse la giovane democrazia tedesca e portò al potere Hitler, che subito dichiarò la denuncia unilaterale del pagamento delle riparazioni di guerra. Le potenze democratiche occidentali subirono e concessero al dittatore tedesco quello che avevano rifiutato ai governi democratici.
Silvio Berlusconi non ha alcuna credibilità personale e politica quando afferma che l’Italia deve ignorare i vincoli europei e sforare il tetto al 3 % al deficit pubblico, e così non aumentare l’Iva.
Non è credibile non solo per quello che è e rappresenta, ma anche per quello che ha votato sia come presidente del consiglio, sia nell’anno di sostegno al governo Monti.
Il pareggio di bilancio inserito nella Costituzione, che secondo il primo ministro conservatore britannico significa mettere fuori legge le politiche keynesiane. L’adesione al fiscal compact e a tutti i patti e ai vincoli connessi, il sostegno a Draghi e prima a Trichet e alla politica della BCE, sono tutti atti condivisi e votati da Berlusconi e dalla destra, Lega compresa. Quindi anche questa sua ultima affermazione fa parte del teatrino della politica, e magari troverà correzioni e smentite, anche perché è accompagnata dal rinnovato e caloroso sostegno al governo Letta, che del vincolo europeo ha fatto una bandiera.
Se dunque Berlusconi non è credibile e creduto quando parla di ignorare i vincoli europei, nulla toglie al fatto che essi siano oramai insostenibili per noi, come le passate riparazioni di guerra della Germania.
L’Italia è in una recessione senza fine, che si aggrava anche per le politiche di austerità e rigore di bilancio. Ogni anno dobbiamo trovare circa 80 miliardi di euro solo per pagare gli interessi sul debito. Dal 2014, secondo il patto fiscale europeo, dovremmo anche cominciare a ridurre lo stesso ammontare del debito, almeno di 50 miliardi di euro all’anno. In tutto ben 130 miliardi di euro che vengono sottratti al paese e alla economia reale per foraggiare la finanza. E per di più dovendo avere il bilancio pubblico in sostanziale pareggio.
Si è facili profeti a prevedere che lo stato dovrà ancor più programmare tagli di spesa e massacro sociale, con l’effetto che la crisi si aggraverà e paradossalmente il debito continuerà ad aumentare. Stiamo seguendo esattamente la via della Grecia, che ogni giorno chiude qualche istituzione pubblica, ultime le orchestre sinfoniche, dopo aver chiuso le fabbriche, abbassato il salario a 500 euro al mese e svenduto alle multinazionali tutto ciò che poteva essere messo all’asta.
Quella nota associazione marxista che è il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente rimproverato le istituzioni europee di aver esagerato con l’austerità in Grecia. Ha risposto stizzito il “progressista” Draghi, rivendicando tutto. Quindi in Italia come in Grecia si va avanti, la guerra continua fino alla distruzione finale. A meno di non dire un chiaro no alla continuazione di queste politiche economiche criminali.
O saranno le forze democratiche a dire basta al pareggio di bilancio e al fiscal compact, magari presentando a Giorgio Napolitano il conto di quanto sono aumentati il debito pubblico, la disoccupazione e la povertà da quando rigore e austerità sono diventate bandiere costituzionali.
O saranno le forze democratiche a rompere i vincoli europei, o questi ultimi distruggeranno la nostra democrazia.
E allora sarà un potere autoritario quello che sbeffeggerà la BCE e le istituzioni europee, che a quel punto, come nel passato, vilmente si piegheranno.
Ps. La Germania recentemente ha pagato tutto ciò che restava delle riparazioni della prima guerra mondiale. Ha sanato il suo debito con poche centinaia di milioni di euro, un saldo tra condoni, sconti e guerre…
Giorgio Cremaschi
(18 giugno 2013)

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