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martedì 28 maggio 2013

La strategia dell’ineleggibile e le responsabilità del Pd




di Paolo Flores d’Arcais, da il Fatto quotidiano, 24 maggio 2013 
Dire provocazione non rende l’idea. Berlusconi ieri oltraggia la memoria di Falcone e Borsellino facendo proporre l’abrogazione di fatto del “concorso esterno in associazione mafiosa” (dimezzamento delle pene e dunque impossibilità di intercettazioni e arresto). 

L’altro ieri, nel comizio di Brescia, aveva sputato sulla Costituzione repubblicana e orinato (è il meno che si possa dire, visto il linguaggio che usa contro i giudici) sul principio che sorregge tutte le costituzioni liberal-democratiche da due secoli e mezzo: l’autonomia della magistratura. E ogni giorno la cronaca registra puntualmente una o più indecenze di Berlusconi e dei suoi contro la democrazia e i valori elementari di una convivenza civile. 

Diciamo la verità: tanto di cappello! Berlusconi oltraggia, sputazza, orina e non paga dazio, se la cava con una rettifica, una mezza smentita, un apparente passo indietro, tanto il Pd non reagisce, si accontenta che l’insulto sanguinoso venga ridimensionato, plaude addirittura al successo se una legge ignominiosa viene messa in stand by. Dal Colle più alto nessun alto monito, ovviamente. Perché Berlusconi non dovrebbe continuare? Lo farà, insulto su insulto, aggressione su aggressione, menzogna su menzogna, perché il Pd e Napolitano glielo consentono e con la loro accidia di fatto lo incoraggiano. 

Lucra due volte, la strategia dell’ineleggibile di Arcore. Con la sua quotidiana oscenità eversiva vellica il suo elettorato nelle più profonde pulsioni antidemocratiche e sostanzialmente fasciste (compreso razzismo, omofobia, ecc.), facendosi però passare per vittima, in una campagna elettorale continua con cui consolida i consensi. Mentre il Pd, con la sua postura remissiva, il suo atteggiamento succube e la patetica rassegnazione del “potrebbe andare peggio”, perde voti a rotta di collo. Potrebbe porre fine all’esistenza politica di Berlusconi (ho scritto politica, lo sottolineo per il dottor Sallusti) con un semplice omaggio al principio di legalità, applicando nella giunta elettorale del Senato la legge del 1957 che rende Berlusconi ineleggibile. 

Non lo fa, e resta misterioso il perché. Berlusconi va sconfitto politicamente, gorgheggiano, come se il rispetto della legge non fosse l’abc di ogni politica. Sono stati comprati, sono ricattabili, sono diventati antropologicamente Casta-affaristico-privilegiata-corrotta? In politica la propensione al suicidio non esiste, se vogliono salvare Berlusconi e farlo vincere di nuovo ci sono motivi e interessi, per quanto inconfessabili. La follia non c’entra.

(24 maggio 2013)

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