εὕρηκα

εὕρηκα
HOME PAGE

martedì 20 agosto 2013

José Pepe Mujica: "La felicità si ottiene con poco o non si ottiene"



Si parla ancora troppo poco di José Pepe Mujica, il presidente povero così come è stato denominato, noto in Italia soprattutto perché vive con una somma che equivale ai nostri 800 euro e devolve gran parte dello stipendio a un progetto che prevede la costruzione di case per i poveri. La vita sobria che conduce in un piccolo appezzamento di terra a Montevideo, dove si coltivano crisantemi da vendere nei mercati locali, ha attirato negli ultimi anni l’attenzione sulla sua figura, un piccolo grande uomo capace di conquistare il regista Kusturica che vuole dedicare un film alla sua storia. 
Se ne parla poco come tutte le vicende latinoamericane, che solo nell’ultimo periodo stanno conquistando spazio nei mainstream occidentali, scevre - a tratti - da pregiudizi e da categorie confezionate ad uso e consumo di un pubblico che non deve sapere, non può accorgersi che nell’America Latina, lontani i fantasmi della guerra fredda e abbandonati termini logorati e logoranti di democrazia e dittatura, ci sono Paesi che provano – non senza difficoltà – strade e modelli diversi. Anche questo nuovo approccio – dopo mesi si può dire – strettamente legato alla figura di Chavez e alla sua morte: il caudillo demonizzato persino dalla pseudo-sinistra che veniva celebrato da milioni di persone. Quel fiume in piena sigillava in maniera chiara e indiscussa il profondo processo della rivoluzione bolivariana, gettando una luce di autenticità sulla strada scelta dai paesi latinoamericani. La gente semplice entrava nelle case e spiazzava prepotentemente tutti i dubbi e i veleni gettati dai media occidentali sulla figura di Chavez. Si può amare un "dittatore" in maniera così profonda, fare file chilometriche per porgergli l'estremo saluto e parlare ancora di speranza? Storie di immaginario, si potrebbe dire, storie di percezioni che diventano un canale privilegiato per distinguere il vero dal falso. 
Storie anche di un’informazione che continua a fare da megafono alle lobbies occidentali, sempre pronta, prona e funzionale alla costruzione di “nemici”, guarda caso legati sempre ed esclusivamente a realtà che sfuggono alla logica capitalista e imperialista, non sottostando spesso ai dettami del Fondo Monetario Internazionale. Di Pepe Mujica si dovrebbe parlare di più non solo perché è il Presidente di un Uruguay in questi anni migliore, ma perché i suoi insegnamenti di vita, semplici e disarmanti, ridisegnano un concetto di politica intesa come gestione del bene comune, senza interessi personali, nel nome di un modello che si allontani da quello del capitalismo. Dalla legalizzazione della marijuana come esperimento che, in piena umiltà, vale la pena sperimentare mettendo in discussione eventuali fallimenti, come racconta il Presidente, al tentativo di conciliazione con le FARC nel nome della pace come “bene collettivo” perché "la logica della guerra crea ancora di più la guerra" e gli unici perdenti sono gli esseri umani. 
Parole che risuonano come macigni, assieme al concetto di solidarietà umana come condizione essenziale e primaria dell’esistenza, un concetto che trova la sua ragione in “un territorio interiore in cui fissare noi stessi”. “Prima di diventare presidente, ho vissuto come un essere vivente e lo faccio ancora", dice Pepe, ricordando che la sua "austerità" nel senso di vita e di morte è legata al concetto di felicità che non si trova nelle cose materiali. Ai giovani, durante la prima Conferenza sulla popolazione e lo sviluppo in America Latina e nei Caraibi il 12 agosto scorso, ha raccomandato di avere tempo per l’amore e meno preoccupazione per il consumismo. Durante il suo intervento, Mujica ha ricordato che la libertà e la solidarietà sono i presupposti essenziali per dare dignità a una generazione di giovani che sente il peso della crisi, non essendo il tempo dei “sogni facili e apparendo lo stesso diritto al lavoro come un’utopia. E’ una crisi innanzi tutto di civiltà, ha spiegato José, che ingloba il destino degli uomini e della terra. Ai giovani si chiede di continuare a lavorare, pagare le bollette, consumare, andare in pensione e infine morire, senza porsi minimamente il problema della possibilità di rincorrere modelli di libertà e civiltà diversi. Per definire il concetto di felicità nel tempo, Pepe Mujica è tornato su una argomento a lui familiare: "avere il tempo per vivere significa trascorrere il tempo cercando le cose che motivano". Un vecchio ribelle, come ama definirsi, che rifiuta il mondo strutturato e quadrato che pretende di dare felicità ma in realtà è specchio di una “civiltà cristiana e occidentale” che si è rivelata un “gigantesco fallimento” per aver trasformato la vita in un appello a spendere, consumare e accumulare, sprecando tempo importante per vivere. A noi piace.

Nessun commento:

Posta un commento