Un governo N.A.T.O. per servire meglio il padrone
![By Cantus at en.wikipedia [Public domain], from Wikimedia Commons](http://testelibere.it/sites/default/files/pictures/img_articoli/NATO-2002-Summit.jpg)
La necessità vitale per il sistema occidentale di ricercare continuamente nuovi mercati da inglobare, il bisogno di controllare le materie prime e le fonti energetiche, il sistema bancario e le riserve auree globali, rappresentano la certezza che la sua aggressività internazionale non potrà conoscere mai fine.
![By U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 3rd Class Daron Street [Public domain], via Wikimedia Commons](http://testelibere.it/sites/default/files/pictures/img_articoli/missili_nato.jpg)
Impossibile starne fuori, impossibile opporvisi.
Il governo italiano, che tra i molti, si distingue per zelo e fedeltà al progetto, ha dato dimostrazione palese di questo. Tutto il sistema di riforma dell’apparato militare è da vent’anni finalizzato a questo fine ultimo, e gli ultimi strappi di sovranità a in materia, compiuti ai danni del popolo dal golpista Napolitano e dal suo Ministro della Guerra Mauro & Co., hanno fatto ben comprendere chi comandi e cosa debba fare il Parlamento: accontentare qualche lobby e clientela partitica, prendere il prendibile e avvallare formalmente le decisioni del governo già prese “a priori”. Le poche eccezioni alla regola, servono solo a confermarla. Appartengono alla sfera dell’errore calcolato, sempre facilmente rimediabile o eliminabile.
Cosa serve l’esercizio formale delle urne? Cosa serve un Parlamento che non decide su nulla o che si limita ad avallare decisioni già prese? A nulla, se non a porre il velo democratico su una dittatura coloniale già in atto. Il nostro è un paese occupato militarmente e svuotato politicamente.
Il tutto, di per se somma sventura, potrebbe scivolare fluido addosso agli italiani, impegnati tra calcio e gossip, se non fosse foriero di ulteriori sventure, mai così vicine.
Il nostro ingessamento nell’Alleanza Atlantica, ci ha già condotto a due decenni di guerre e di abbattimento di ponti diplomatici ed economici. Abbiamo tradito alleati, bombardato paesi amici e partner commerciali, mettendo fine al ruolo di mediazione secolarmente rivestito dal nostro paese con gli altri continenti.
I rapporti commerciali (import ed export) con Vicino Oriente sono crollati, con proporzionali danni alla nostra economia. I rapporti diplomatici incrinati in Africa e in via di incrinazione anche con l’America Latina.
Ci stiamo lentamente chiudendo in un angolo, senza più vie d’uscita. La nuova bipolarità ( impropria e differente dal passato, molti parlano di “multipolarità) tra paesi “non allineati” e “impero occidentale” si va radicalizzando e trova nuovi terreni di confronto/scontro, più o meno evidenti. In mezzo, agisce trasversale e persegue un disegno autonomo l’islamismo dilagante. La Siria è esemplare. Dietro la falsa guerra civile, si stanno contrapponendo, per “interposte persone”, i due blocchi e le diverse visioni del mondo, antitetiche e necessariamente conflittuali.
Inevitabile, che tra i due blocchi nascenti si arrivi alla radicalizzazione del confronto, fino ad arrivare allo scontro aperto militare.
Il continuo bisogno di mercati e risorse (non infinite), la loro equa distribuzione, la legittima aspirazione a differenti ruoli, internazionali e regionali, degli attori in scena.
L’inarrestabile slancio delle nuove potenze economiche mondiali, in continua crescita e prossime al sorpasso sull’occidente decadente, non consentiranno mai più un’espansione imperialistica di tipo globale senza opporre resistenza. Gli effetti sono già visibile e i focolai di tensione e scontro si moltiplicano.
Il Capitalismo occidentale non ha altra via: o espandersi o morire per implosione. Le folli spese militari ordinate da oltre Atlantico, a fronte di una endemica crisi che richiederebbe ben altri interventi di spesa,hanno solo questa spiegazione.
Noi, come Italia e come Europa, ci siamo dentro mani e piedi e stiamo dalla parte sbagliata della barricata. Quella destinata a perire e che sappiamo essere giusto abbattere. Il tempo stringe e se non agiremo, subito e con forza, per il recupero della nostra sovranità di nazione, periremo altrettanto velocemente con essa.
I rapporti commerciali (import ed export) con Vicino Oriente sono crollati, con proporzionali danni alla nostra economia. I rapporti diplomatici incrinati in Africa e in via di incrinazione anche con l’America Latina.
Ci stiamo lentamente chiudendo in un angolo, senza più vie d’uscita. La nuova bipolarità ( impropria e differente dal passato, molti parlano di “multipolarità) tra paesi “non allineati” e “impero occidentale” si va radicalizzando e trova nuovi terreni di confronto/scontro, più o meno evidenti. In mezzo, agisce trasversale e persegue un disegno autonomo l’islamismo dilagante. La Siria è esemplare. Dietro la falsa guerra civile, si stanno contrapponendo, per “interposte persone”, i due blocchi e le diverse visioni del mondo, antitetiche e necessariamente conflittuali.
Inevitabile, che tra i due blocchi nascenti si arrivi alla radicalizzazione del confronto, fino ad arrivare allo scontro aperto militare.
Il continuo bisogno di mercati e risorse (non infinite), la loro equa distribuzione, la legittima aspirazione a differenti ruoli, internazionali e regionali, degli attori in scena.
L’inarrestabile slancio delle nuove potenze economiche mondiali, in continua crescita e prossime al sorpasso sull’occidente decadente, non consentiranno mai più un’espansione imperialistica di tipo globale senza opporre resistenza. Gli effetti sono già visibile e i focolai di tensione e scontro si moltiplicano.
Il Capitalismo occidentale non ha altra via: o espandersi o morire per implosione. Le folli spese militari ordinate da oltre Atlantico, a fronte di una endemica crisi che richiederebbe ben altri interventi di spesa,hanno solo questa spiegazione.
Noi, come Italia e come Europa, ci siamo dentro mani e piedi e stiamo dalla parte sbagliata della barricata. Quella destinata a perire e che sappiamo essere giusto abbattere. Il tempo stringe e se non agiremo, subito e con forza, per il recupero della nostra sovranità di nazione, periremo altrettanto velocemente con essa.
di D.G.
Nessun commento:
Posta un commento